Premessa: una
introduzione concettuale.
Il progressivo
diffondersi dei consumi di sostanze psicotrope in
genere, ma soprattutto l'emergenza esplosiva delle
tossicodipendenze giovanili da «sostanze proibite»,
hanno generato una situazione di diffusa apprensione
ed una conseguente mobilitazione verso la ricerca di
strumenti di analisi e di intervento.
Il risultato è stato
quello di una accresciuta enfasi ed attenzione
accordata al momento preventivo.
Ma se è pur legittimo
ritenere che la prevenzione possa offrire un
contributo decisivo alla lotta contro le
tossicodipendenze, è altrettanto vero, che per poter
iniziare a tracciare le linee direttrici di una
valida strategia preventiva è necessaria, anzitutto,
una pregiudiziale chiarezza intorno alle
possibilità, ai limiti ed alle prospettive di una
azione in questo senso.
Ciò, al fine di
evitare che gli sforzi profusi da singoli ed
istituzioni, rischino di cadere nel vuoto o
sortiscano addirittura effetti antitetici a quelli
auspicati.
E' questa, una delle
ragioni principali che ci hanno suggerito di non
esordire affrontando sin da ora le implicazioni
operative dell'intervento preventivo, bensì, di
dedicare uno spazio anzitutto ad un chiarimento
circa il significato del concetto stesso di
prevenzione.
II concetto di
prevenzione.
Secondo la nostra
esperienza, ogni strategia di prevenzione deve
svilupparsi sul terreno della promozione della salute
(intesa in senso ampio), e quindi dell'educazione e
dell'azione sociale finalizzata.
Questo modo di intendere
la prevenzione si pone in relazione al fatto che la
tossicodipendenza (uso o abuso) deve intendersi, non
solo dal punto di vista dell'assunzione di droghe, ma
anche dall'insieme di fattori che determinano tale
azione come significativa e datrice di identità.
Poiché la società presenta
un sostanziale predominio di meccanismi alienanti,
spersonalizzanti e massificanti, di scomparsa dei valori
tradizionali di solidarietà e di mutuo soccorso, la
tendenza sociale al consumismo è confluita nell'uso
indiscriminato di sostanze stupefacenti.
Sarebbe sbagliato, in
questo caso, puntare la nostra attenzione sulle droghe
(come spesso accade in alcune erronee messe a fuoco del
problema), giacché quelle, costituiscono solo l'elemento
conclusivo di un più ampio processo di perdita di
identità, di valori e di progetti di vita.
Accentrare l'interesse
sulle sostanze stupefacenti, ci allontana dalla
considerazione delle aree in cui può svilupparsi la
Prevenzione, come ad esempio, l'integrazione sociale
originata dagli sforzi delle Comunità, della Scuola,
della Chiesa, delle Istituzioni Pubbliche e di quelle
private, delle Associazioni sportive e delle
Organizzazioni culturali.
Nel corso di questi anni,
il fenomeno dell'uso ed abuso di sostanze stupefacenti,
è andato connotandosi come una problematica
essenzialmente sociale, determinata dalla convergenza di
fattori molteplici, i quali, unitamente, concorrono alla
determinazione di una "sindrome da isolamento
sociale", che, quasi sempre, precede lo sviluppo di
situazioni di dipendenza.
Tale "sindrome" causa in alcuni soggetti e con maggiore
intensità rispetto ad altri, un fenomeno di
indeterminazione
dell'identità (nella sua dimensione personale e
sociale), definibile come "buco nero"; questa
situazione, precede normalmente la comparsa di una
condizione legata all'assunzione di droghe.
In questo quadro, è
fondamentale che il concetto e le pratiche preventive,
acquisiscano una sostanziale autonomia, nel senso che,
sia le une, che le altre, devono trovare le basi su
modelli teorici che non dipendano da modelli
assistenziali.
Questa puntualizzazione
riveste una particolare importanza, giacché,
inizialmente in diversi Paesi, si è sviluppata
anzitutto, ed in maniera predominante, l'assistenza
rispetto alla prevenzione, fenomeno questo, osservabile
con chiarezza anche in Italia, e che ha determinato il
risultato di un mutuare delle concettualizzazioni, degli
sviluppi teorici e delle esperienze proprie della cura,
nella realizzazione dell'azione preventiva; al
contrario, la prevenzione deve essere affidata a
persone, a teorie, a concettualizzazioni ed a programmi
che siano indipendenti dal trattamento.
Ciò in quanto, mentre nel
caso specifico del trattamento si ricerca il sintomo, la
causa della dipendenza patologica, nella prevenzione è
necessario, invece, ricercare la salute della comunità
attraverso un progetto sociale in cui sia predominante
la partecipazione di tutte quelle realtà che, a vario
titolo, partecipano al processo educativo dei giovani.
Ecco allora, che campi
privilegiati nello sviluppo dei programmi preventivi,
diventano, la famiglia, la scuola e la comunità, ognuno
dei quali deve essere conosciuto in maniera specifica e
concreta, affinché, possa fornire utili elementi per la
definizione di interventi sempre più aderenti alle
esigenze specifiche del contesto.
In tale prospettiva,
operare nell'ambito della prevenzione, significa
favorire una sorta di "avvicinamento istituzionale",
tra le diverse realtà significative del territorio,
funzionale alla realizzazione di un progetto che miri a
promuovere uno sviluppo della comunità e dei livelli di
benessere e di agio che la caratterizzano.
In questa nuova accezione,
dunque, il "fare prevenzione" si identifica
sempre meno con il
ricorso ad appositi strumenti concepiti con finalità
preventiva, mentre, è piuttosto in tutto quanto fa'
parte del mondo vitale dell'individuo e della sua
esperienza quotidiana che vengono individuati ora gli
strumenti privilegiati del lavoro preventivo.
Il campo del sociale
offre, in questo senso, molteplici possibilità di
azione, attraverso programmi che devono essere
realizzati con le istituzioni esistenti, secondo una
prospettiva non "assistenziale", bensì, di
"autopromozione", affinché si sviluppi nella comunità, a
partire dalle sue risorse, una mentalità capace di
produrre benessere e sempre diverse occasioni di
sviluppo sociale.
Dalle cause ai fattori di rischio.
11 fenomeno
della tossicodipendenza è andato connotandosi, nel corso
degli anni, come una problematica essenzialmente
sociale, che si determina dalla convergenza di più
fattori.
Questi
ultimi, inoltre, se presi isolatamente, non sono in
grado di dare direttamente ragione del fenomeno droga, e
ciò trova un sostanziale riscontro nella ormai
pluriennale attività in campo terapeutico del Centro di
Solidarietà "Il Delfino".
Se si fa una
valutazione caso per caso, infatti, l'accostamento al
consumo di droghe e soprattutto l'instaurarsi di una
vera e propria tossicomania, appaiono, nella generalità
dei casi, soprattutto come il risultato di percorsi
soggettivi notevolmente differenziati.
Ciò
evidenzia quanto sia illusoria qualsiasi impostazione di
stampo meccanicistico che aspiri ad isolare la causa
unica e sufficiente, in grado di rendere ragione del
fenomeno, e come, invece, sia più corretto parlare di
"fattori di rischio", intendendo per questi,
quell'insieme di condizioni e variabili in grado di
concorrere, direttamente o indirettamente, alla
manifestazione del fenomeno.
I fattori di
rischio, a nostro avviso, vanno individuati:
a) nei processi di costruzione della personalità
individuale nella società complessa,
particolarmente fra le fasce adolescenziali;
b)
nell'isolamento sociale, inevitabile produttore di
malessere;
c)
nelle agenzie educative e di socializzazione (scuola e
famiglia), che sono deputate a
svolgere un
fondamentale ruolo educativo;
d) nel
contesto sociale e comunitario in cui si sviluppa
l'esistenza anche a causa dei
processi di cambiamento, che spesso sono solo di
disgregazione del tessuto
socioculturale originario.
In questa
prospettiva, il Progetto, intende connotarsi come un
insieme di strategie che, attraverso la stimolazione
sistematica di quei settori della popolazione con cui
si, entrerà in contatto e nell'ambito di precise fasi e
modalità operative, si propone di favorire, in via
prioritaria, l'attenuazione e progressiva rimozione dei
suddetti "fattori di rischio".
2. Una
strategia di prevenzione.
Se prevenire
non significa ostacolare in modo specifico l'uno o
l'altro tra i possibili esiti terminali di un percorso
soggettivo, significa allora, agire su quelle condizioni
e su quei "fattori di rischio" che concorrono ad
alimentare il disagio e l'emarginazione.
Una simile
strategia complessiva di prevenzione , pertanto, non si
rivolge ad un oggetto e ad un'utenza specifici, ma
coincide con un'azione che investe la totalità delle
condizioni che concorrono a migliorare la qualità della
vita, intesa soprattutto come qualità della convivenza
degli individui nelle loro relazioni reciproche e con
l'ambiente.
Un
territorio orientato alla prevenzione è una comunità che
impara collettivamente, che si auto
interroga sui
cambiamenti necessari; che si mobilita per offrire
risposte alle domande emergenti. La prevenzione
non è niente di diverso dalla lotta quotidiana per
migliorare la qualità della vita.
Gli
strumenti della prevenzione sono individuati, in tutto
quanto fa parte del contesto di vita
dell'individuo e
della sua esperienza quotidiana.
!
Non si
tratta, perciò, di inventare nuovi servizi ed attività,
bensì di valorizzare e rifìnalizzare le
risorse presenti in
un preciso contesto comunitario, sollecitandone i
singoli membri, le istituzioni, le agenzie
educative, a riconoscere come sia proprio entro di sé ed
entro le apparenti insignificanti funzioni esercitate
ordinariamente, che possono essere rinvenute le risorse
necessarie a dare risposta ai bisogni ed ai problemi
della comunità.
Quanto detto
finora, pone delle priorità ben precise per ciò che
concerne gli interventi di prevenzione; in questo
quadro, l'azione preventiva non può semplicisticamente
limitarsi a produrre
esclusivamente
informazioni sui pericoli connessi al consumo di droghe,
piuttosto essa, da una parte deve porre l'accento
sulla creazione ed il potenziamento di contesti
educativi capaci di formare individui (o meglio
personalità) in grado di far fronte costruttivamente ed
attivamente alla complessità sociale, mentre dall'altra,
deve puntare alla ricostruzione delle comunità su basi
aggregative comuni, che sviluppino i valori della
solidarietà, del mutuo-aiuto e una cultura della salute.
La
promozione della salute, infatti, coinvolge la
popolazione nel suo insieme nel contesto della vita
quotidiana, piuttosto che concentrarsi in maniera
esclusiva sulle persone esposte a rischio per specifiche
patologie.
Essa, mette
in grado le persone di assumere il controllo e la
responsabilità per la propria salute
come una componente
importante della vita quotidiana, sia come attività
spontanea, sia come azione organizzata per la
salute.
E' per
questo che, riteniamo utile, per la definizione di una
incisiva e produttiva strategia di prevenzione, ampliare
non solo il concetto di prevenzione ma anche quello di
promozione della salute, ponendo come obiettivi
qualificanti la promozione della qualità della vita, lo
sviluppo della competenza della comunità e delle
capacità individuali.
Questa
estensione consente, a nostro avviso, di superare la
visione dicotomica salute/malattia e di interpretare la
salute stessa come « un processo che riflette attività e
cambiamento aventi un implicito potenziale di crescita,
piuttosto che come punto d'arrivo» (Kickbusch, 1987,
p.44).
L'azione di
cambiamento e di sviluppo della qualità della vita,
pertanto, per essere efficace deve
tener presenti la
maturazione, la consapevolezza, la valutazione dei
soggetti sociali sui propri stili di
vita.Questa
interpretazione della strategia preventiva, implica
inoltre, l'esigenza di non separare le diverse tipologie
di intervento nella comunità, ma piuttosto, di
realizzare una sinergia tra i diversi interventi, al
fine di consentire un feed-back tra gli obiettivi
e i valori comunicati.